Promosso nelle settimane precedenti attraverso una studiata operazione di marketing virale, preceduto poche ore prima della release dal video del brano Lotus Flower e distribuito ad appena una settimana dall’annuncio ufficiale (il 18 febbraio 2011 in download digitale, dal 28 marzo in formato CD e il 9 maggio nell'edizione speciale newspaper), The King Of Limbs, l’ottavo album in studio dei Radiohead, pubblicato a metà 2011, ha confermato in primo luogo l’abilità mediatica della band guidata da Thom Yorke. Alla staticità del simbolo che dà il titolo all’album (una quercia millenaria della Wiltshire's Savernake Forest situato a 4.8 km dalla Tottenham Court House, dove i Radiohead hanno registrato parte del precedente album In Rainbows) fa da contrappeso l’idea di una creazione artistica libera ed in continua evoluzione, che rappresenta tuttora il manifesto programmatico della band di Oxford. 8 tracce (poco più di 37 minuti) che dimostrano l’ultimo stadio di un processo sempre più spontaneo di sviluppo della scrittura musicale, dove protagonisti assoluti diventano la manipolazione dei suoni e delle voce di Yorke attraverso il sampling e l’utilizzo massivo dell’elettronica.
Come affermato in diverse interviste dallo stesso Yorke e dal chitarrista Ed O‘Brien, The King of Limbs è nato durante le ultime session di registrazione di In Rainbows dall’utilizzo di frammenti e tracce non incluse nell’album, trattate con strumenti e tecniche tipiche del djing. Registrato interamente a Los Angeles (città punto di riferimento delle tendenze musicali del nuovo decennio), The King of Limbs ha il suo centro gravitazionale nella sezione ritmica, densa di campionamenti, beat ipnotici, ruvide bassline e ambient sound, rielaborati attraverso i synth e le macchine da Phil Selway e Colin Greenwood.
Poco amato dai fan della band perché meno immediato e più faticoso nell’ascolto rispetto alle sonorità calde e melodiche che contraddistinguono lo stile dei Radiohead, The Kings of Limbs ha diviso anche la critica, raccogliendo tuttavia non pochi consensi tra coloro che hanno scovato tra le pieghe del freddo minimalismo quella svolta autentica e personale peraltro già ampiamente anticipata con le ultime produzioni soliste firmate da Thom Yorke anche in collaborazione con i dj e producer più brillanti tra gli attivi sulla scena internazionale. L’esperimento è sembrato riuscito solo in parte fino a quando l’operazione non è stata svelata nella sua naturale completezza: durante l’estate l’uscita di 7 EP con le alternative version curate da superstar djs e promettenti producer ha anticipato l’uscita di un doppio cd contenente ben 19 remix delle tracce comprese nel disco originario, nelle quali ogni guest dà il proprio tocco di originalità stravolgendo o adattando al proprio stile personale il materiale contenuto in The King of Limbs.
TKOL RMX 1234567 aggiunge definitivamente il target dei clubbers e degli amanti dell’elettronica alla schiera già molto ampia di supporter dei Radiohead, aumentando l’hype in vista del prossimo del tour mondiale. Il corposo remix album che già nel titolo spersonalizza il titolo dell’originale in un’algida sequenza alfanumerica è stato presentato al pubblico in anteprima attraverso un dj set in streaming mondiale in diretta dal Boiler Room di Londra con in consolle Yorke in persona insieme a Jamie XX, Caribou, Lone e Illum Spere. I brani di The King of Limbs sono stati sezionati, scomposti e riassemblati in ben 19 differenti versioni (un doppio cd per complessivi 150 minuti) che oltre a confermare il momento positivo della remix culture contribuiscono a condurre l’ascolto lungo un viaggio attraverso un visione inedita della musica dei Radiohead.
Il primo disco si apre con i tribalismi dub firmati da Dan Snaith aka Caribou alle prese con Little By Little impreziosita da un elegante tocco di arpa e si chiude con la ritmica sghemba e irregolare di Separator che Four Tet (già remixer per il brano Atoms for Peace dall’album solista The Eraser) mantiene intatta nella forma canzone, amplificando i riverberi e gli echi psichedelici dell’originale. In mezzo Jacques Green esalta il minimalismo elettronico di Lotus Flower giocando con i sample della voce di Yorke nella costruzione di un micidiale club anthem. I due retreatment di Good Morning Mr. Magpie dimostrano l’approccio radicalmente differente tra l’attitudine electro shoegaze di Nathan Fake che imprigiona i vocals in un reticolato di simmetrie digitali e il radicale stravolgimento di Pearson Sound che fa esplodere il drone ambient iniziale in tre minuti di rave jungle break senza compromessi. Atmosfere liquide ammorbidiscono i ruvidi disallineamenti ritmici di Bloom nel primo dei 2 remix realizzati da Mark Pritchard (aka Harmonic 313), che nella traccia successiva diluisce le stesse atmosfere rarefatte in panorami psych-space spingendo a velocità estrema i beat convulsi e le bassline profonde dell’originale.
Il tunnel di bassi suburbani che accompagnava Feral lungo i binari notturni del dubstep d’autore trova nelle influenze di Lone una solarità di matrice ibizenca che si limita a riconfermare lo schema house con l’aggiunta di percussioni. Gli arpeggi di Give Up The Ghost svaniscono nei loop ipnotici e notturni di Thriller Houseghost che apre il secondo cd con una classica cassa dritta in 4/4 prettamente dancefloor oriented. Resta davvero poco della meravigliosa Codex, emozionante suite per piano, fiati, archi e voce, che mantiene il suo mood malinconico anche nella rispettosa reinterpretazione in versione minimal IDM ad opera del producer Illum Shpere. Di Give Up The Ghost, invece, Brokenchord mantiene solo il ritmo lento e oscuro, trasformando il brano in una traccia di abstract hip hop strumentale sovrabbondante di effetti e distorsioni. Tra le sorprese del disco sono senza dubbio da segnalare la versione ultra sincopata a ritmica variabile di Little By Little ad opera del berlinese Shed e l’ottima rielaborazione di Separator firmata da Lars Stoewe aka Anstam.
Altri momenti degni di nota sono l’experimental ambient di Altrice (già con Caribou nell’album Swim) alle prese con l’unico brano inedito e title track del progetto, la divertente variante electro di Good Morning Mr. Magpie firmata dagli infallibili Modeselektor, di nuovo Bloom questa volta in salsa industrial techno partorita dalla mente del genietto Jamie XX e, a chiudere questa selezione particolarmente eclettica, di nuovo Lotus Flower interpretata in chiave future garage soul da SBTRKT, produttore tra i più interessanti della scena dubstep inglese.