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Oneothrix Point Never – Replica (Software)

Nel saggio dal titolo Retromania, musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, recentemente pubblicato da ISBN edizioni, il celebre critico musicale britannico Simon Reynolds analizza in chiave sociologica e con dovizia di particolari, citazioni ed esempi calzanti i processi hauntologici che coinvolgono il mondo del pop contemporaneo ed il rapporto di questo genere musicale con le culture digitali, affermando che il problema della musica dell’ultimo decennio è la rinuncia alla proiezione verso il futuro, l’essere conservatrice, nostalgica, in una parola retrò, perché troppo impegnata nel celebrare la tradizione.


Probabilmente Replica, il quinto album di Daniel Lopatin con il suo progetto Oneothrix Point Never (ad un anno di distanza dal seminale Returnal) può considerarsi in linea con la tesi di Reynolds, ribadendo già nel titolo che nonostante le possibilità messe a disposizioni dalle tecnologie digitali il punto di partenza per la realizzazione di musica realmente innovativa non può prescindere dal recupero dei suoni e dalla memoria del passato. La conferma viene dall’intervista rilasciata dall’artista statunitense in occasione della recente pubblicazione dell’album (edito per la Software, sotto etichetta della Mexican Summer), nella quale definisce il processo creativo alla base di Replica come la realizzazione di tracce elettroniche attraverso la riscoperta, il mash-up e il riutilizzo di suoni provenienti dalle pubblicità televisive degli anni ’80, immersi in un’atmosfera sci-fi orrorifica e misteriosa, gelida e al contempo densa di malinconia.


La vera innovazione di cui è capace ed interprete pressoché unico sul panorama internazionale il musicista e produttore elettronico newyorkese consiste nel saper creare una forma originale di drone ambient music attraverso l’utilizzo di synth vintage (Akai e Roland) e delle leggendarie drum machine Korg che riportano alla luce suoni e beat analogici dimenticati nell’oblio, trasportando l’ascolto in una dimensione parallela dove al senso di estraniamento corrisponde il conforto di un’esperienza sonora pervasiva e totalizzante. Dall’atmosfera gassosa e inerte di Andro (traccia synth-drone di apertura) inizia il viaggio onirico di Daniel Lopatin attraverso gli abissi della memoria collettiva in un’affascinante, talvolta dolorosa, ricerca della creatività al tempo zero che lo condurrà fino ai territori esplorati da maestri della ricerca e della sperimentazione sonora quali Boards of Canada, Cluster, Eno, Aphex Twin e più recentemente Murcof.


Il teorema della riscoperta che rappresenta il lato concettuale dell’album trova il giusto connubio realizzativo nella maestria tecnica e compositiva dell’autore, perfettamente a suo agio nell’utilizzo delle macchine e degli strumenti analogici oltre che particolarmente ispirato nella definizione del mood generale dell’album nel quale protagonista assoluta è la reiterazione di beat minimali, eleganti stratificazioni noise, alchimie pianistiche e indovinate ed improvvise divagazioni tematiche, tanto puntuali quanto impalpabili. A differenza dei lavori precedenti, infatti, Replica non è soltanto l’ennesimo esperimento hipnagogic (electro)pop di recupero e giustapposizione di elementi e stili ma vuole rappresentare uno step successivo, vale a dire la ricombinazione genetica di suoni perduti nel corso degli ultimi 20 – 30 anni nelle molecole che compongono un nuovo DNA musicale. Ed è così che Sleep Dealer gioca nella ripetizione ossessiva dei loop che si avvitano nella texture in stile kosmiche quasi alla ricerca inattesa ed insperata di una melodia grazie all’utilizzo dei sample vocali in repeat e reverse continuo. L’atmosfera di Power of Persuasion invita a farci strada tra le ombre di un noir thriller anni ’80 dando risalto alla tecnica del collage e del patchwork tra input sonori distanti e apparentemente inconciliabili.



Il paesaggio desertico di Remember fa da introduzione alla meravigliosa title track Replica nella quale il tocco delicato e malinconico di pianoforte classico rappresenta l’unico elemento testimone dell’intervento umano in una rarefatta e raggelante dimensione aliena. La nostalgia ambient torna protagonista in Nassau e in Child Soldier, brani che introducono nello stile di Oneothrix Point Never ritmiche circolari basate su beat minmali ed elementi percussivi che si stratificano alle fonti vocali e agli elementi caratteristici del noise. Tuttavia è senza dubbio nella conclusiva Explain che la nebulosa di Replica si dissolve catturando l’ascolto in una vertigine soffusa suggestiva ed ammaliante, ricca di aperture e transizioni cosmiche, di synth distorti, di riverberi ed echi, che confermano ancora una volta la qualità e le notevoli possibilità di sviluppo della talento coerente e ispirato di Daniel Lopatin, un’artista visionario che ci auguriamo possa continuare anche nei prossimi anni a lanciare segnali di sopravvivenza e a lasciare impronte autentiche della nostra cultura musicale.

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mercoledì 16 maggio 2012

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