Un anno fa il premio Nobel per la Pace veniva assegnato a Liu Xiaobo, l’attivista politico cinese in carcere dal 2008 con l’accusa di «incitamento alla sovversione». Il regime di Pechino non gli consentì di andare a ritirare il premio e a un anno di distanza Liu è ancora rinchiuso. Sua moglie, Liu Xia, si trova agli arresti domiciliari a Pechino.
Liu Xiaobo, 54 anni, scrittore, appartiene a quella schiera di intellettuali coraggiosi impegnati anima e corpo nella difesa dei diritti umani e civili in Cina. Nel 1989 Liu Xiaobo ha partecipato alle manifestazioni in piazza Tiananmen. Nel 1991 è stato accusato di voler sovvertire il regime e nel 1996 è stato condannato a tre anni di lavoro in un campo di rieducazione per «disturbo della quiete pubblica» per aver criticato il partito comunista cinese. Arrestato l'8 dicembre 2008, Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di prigione il 25 dicembre 2009 al termine di un processo durato due ore.
Da quando è stato dato l’annuncio ufficiale sul premio, l’8 ottobre del 2010, Liu e la moglie sono stati costretti al totale isolamento. Amnesty International ha recentemente denunciato che a Liu non è consentito parlare con nessuno al di fuori della prigione, neanche con i membri della sua famiglia. Gli è stato concesso di uscire dal carcere soltanto lo scorso 19 settembre, per partecipare a una cerimonia in memoria di suo padre.
Amnesty, per non abbassare la guardia su questa vicenda, ha incaricato Marteen Bass, capofila della design-art, di realizzare un' opera che simboleggiasse senza retorica la condizione di Liu Xiaobo. E' nata The Empty Chair, una sedia vuota con 5 metri di schienale che si inerpicano su per il cielo. Il designer tedesco ha fuso, come meglio non si poteva, cronaca e utopia: una sedia vuota, un posto non occupato, uno schienale-scala che aspira alla purezza della libertà.